CARL ROGERS -IL RIVOLUZIONARIO SILENZIOSO

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“Quel che sono è sufficiente se solo riesco ad esserlo” (Carl Rogers)

Nasce l’8 gennaio 1902 a Oak Park (Illinois), un sobborgo di Chicago. È il quarto di sei figli di una famiglia colta, benestante e di rigida osservanza cristiana fondamentalista. Lo stile di vita e i valori familiari seguono quello dei Padri Pellegrini che tre secoli prima avevano fondato le prime colonie americane.

La visione del mondo si fonda su tre concetti base:

-la morale calvinista riguardo alla responsabilità personale non mediata;

-la fiducia nella possibilità di ogni essere umano di realizzarsi nella vita;

-lo spirito di completa uguaglianza nei rapporti.

Ne deriva il rispetto profondo per l’altro, il cui punto di vista è importante quanto quello personale e decisivo nelle sue scelte.

Tali basi assorbite dall’infanzia, formano gli interessi teologici del giovane Rogers e influenzano le teorie che andrà a sviluppare in seguito.

Il suo pensiero tuttavia, risentirà dell’influenza del pragmatismo, che lo porterà a rivedere i rigidi principi assorbiti dalla famiglia sotto un’ottica progressista.

Nel 1914 la famiglia si trasferisce in campagna a Glen Helen Illinois dedicandosi all’agricoltura e all’allevamento.

La passione per la terra lo spinge ad iscriversi nel 1919 ad Agraria, che abbandona poco dopo per la facoltà di Teologia.

A 20 anni è selezionato insieme ad altri studenti americani per partecipare ad una conferenza internazionale in Cina, organizzata dalla Federazione Mondiale degli Studenti Cristiani.

Durante i sei mesi di permanenza, riflette sulle differenze tra la cultura occidentale e orientale e questo gli permette di riconsiderare molte scelte della sua vita tra cui il suo percorso da teologo.

Rientrato negli Stati Uniti, affianca così agli studi seminari, un corso di psicologia clinica infantile presso la Columbia University.

Dopo un anno di internato presso l’Institute for Child Guidance di New York,inizia a lavorare presso ilChild Study Departmentdi Rochester (NY) dove imposta il lavoro in modo tradizionale raccogliendo anamnesi, somministrando test e conducendo colloqui secondo un approccio prescrittivo ed impersonale.

Deluso dai risultati del metodo su una realtà umana e sociale difficile, abbandona il ruolo dell’esperto a favore di un ascolto che segua il fluire dei discorsi dei pazienti, là dove i loro discorsi conducono (Rogers, 1980; Raskin, Rogers, 1989).

A 22 anni Carl sposa Helen Elliott, sua amica di infanzia e fidanzata dell’università. Dal matrimonio nascono due figli, David e Natalie.

Dal 1928 al 1940 lavora come direttore al dipartimento di studi sui minori della Rochester Society for the Prevention of Cruelty to Childrene poi come direttore del nuovo Rochester Guidance Center.

In questi anni lavora con migliaia di bambini e adulti in difficoltà e gradualmente sviluppa le sue idee sul counselling e la psicoterapia.

È particolarmente interessato alla teoria dagli studenti di Otto Rank, (in particolare Jessie Taft – 1933) che nel rapporto con il cliente spostano la loro attenzione dai contenuti del passato all’auto-comprensione del paziente e l’auto-accettazione. In questo mutamento di rotta trova ulteriori conferme e stimoli nella corrente europea dell’esistenzialismo.

È del 1939 il suo primo libro: “The Clinical Treatment of the Problem Child”, che gli vale molta notorietà all’interno dell’ambiente accademico e una cattedra di psicologia clinica all’Università dell’Ohio. Nel pionieristico corso di psicoterapia introduce il metodo non direttivo e rende popolare il termine “cliente” per il destinatario del counselling e della psicoterapia: un primo passo per abbandonare il modello medico di malattia mentale.

Invitato ad un congresso nel 1940 presso l’università del Minnesota, il suo intervento viene considerato il manifesto del nuovo approccio. Rogers delinea un nuovo tipo di terapia, il cui obiettivo non è quello “di risolvere un particolare problema, ma di aiutare l’individuo a crescere, cosicché egli possa far fronte ai problemi attuali e futuri in modo più̀ integrato […] In secondo luogo, questa nuova terapia mette in rilievo maggiormente gli aspetti emozionali […] che quelli intellettuali. In terzo luogo […] si concentra sulla situazione attuale piuttosto che sul passato dell’individuo […] Infine […] pone l’accento sulla relazione terapeutica stessa come esperienza di crescita” (Biografia di Kirschenbaum, 1979, “On becoming Carl Rogers” pag.113).

Questa terapia è radicata nel lavoro di Rank, Taft e Allen, in quello degli analisti neofreudiani, in particolare di Karen Horney, nella Play Therapy e nella terapia di gruppo.

Sulla scia delle polemiche suscitate da questa presa di posizione, Rogers scrive la prima grande opera teorica “Counselling and Psychotherapy

(1942) che contribuisce, insieme a “The Art of Counselling” di Rollo May (1939), a gettare le basi del movimento umanistico (Yalom, 1995) e della Terapia Centrata sul Cliente.

Nel suo libro, e per la prima volta nella storia della psicoterapia, vengono riportate le registrazioni al magnetofono e pubblicate integralmente le sedute di una intera (seppur breve) psicoterapia, fino ad allora riservate al terapeuta. Gli unici elementi per un’indagine obiettiva fino ad allora, erano solo ricordi e appunti.

Si trasferisce all’università di Chicago e fonda nel 1945 il primo Counselling Centerdove, oltre alla psicoterapia non direttiva, pratica la ricerca clinica.

Gradualmente Rogers comprende che le attitudini del consulente sono importanti quanto le sue particolari tecniche. Il metodo si avvale infatti, di atteggiamenti facilitanti riguardo l’accettazione e la comprensione del consulente. Atteggiamenti che per essere d’aiuto devono essere genuini.

Dal momento in cui il terapeuta è in grado di accettare sinceramente il cliente, entrare nel suo quadro di riferimento e trasmettere una comprensione empatica in un modo accettabile dal cliente, la terapia diventa sempre più potente ed efficace.

Grazie all’intensa concentrazione sull’esperienza interiore del cliente, Rogers inizia a usare il termine “centrato sul cliente” per descrivere la particolarità del suo approccio nel counselling e nella psicoterapia.

Durante l’incontro annuale del settembre 1947 viene elettopresidente dell’American Psychological Association (APA).

Dall’attività al Counselling Centerprende origine il libro “Client-centered Therapy” (1951), che può essere considerato pilastro e manifesto del pensiero e dell’attività di Carl Rogers.

In questo libro amplia e perfeziona, da un punto di vista fenomenologico, i principi contenuti in “Counselling and Psychotherapy” e li estende alla terapia di gruppo, al campo educativo, allo sviluppo delle risorse umane e infine ai contenuti dei corsi di formazione in psicoterapia.

Nel 1956 The American Academy of Psychotherapists (AAP), lo elegge Presidente.

A 55 anni accetta la cattedra di “psicologia e psichiatria” all’Università del Wisconsine con la collaborazione di Associati e laureati, promuove un progetto le cui ricerche verifichino se l’Approccio Centrato sulla Persona possa essere applicato anche su schizofrenici ospedalizzati. Metodo che fino a quel momento è stato applicato solo a casi non psichiatrici.

Si impegna in una lunga ricerca a contatto con gli schizofrenici cronici al Mendota Mental Health Institutenel Winsconsin per verificare se “le tre condizioni necessarie e sufficienti” (empatia, autenticità, accettazione incondizionata), sono efficaci anche nei casi di psicosi.

Dopo un lavoro impegnativo durato dieci anni, ne pubblica conferma nel libro “ The Therapeutic Relationship and its Impact: A Study of Schizophrenia”.Firmato insieme a E. Gendlin, D. Kiesler e C. Truaux, dimostra che le condizioni di empatia e accettazione praticate dal terapeuta sono collegate al miglioramento psicologico del paziente, soltanto se riesce a recepirle.

Dopo qualche anno pubblica “On Becoming a Person” (1961), uno dei testi di riferimento della psicologia umanistica.

Nel 1962 Abraham Maslow fonda la Association of Humanistic Psychology (Buhler, Allen, 1972), in cui si definisce la psicologia umanistica come “terza forza” oltre alla psicoanalisi e al comportamentismo. Oltre a Carl Rogers, vede riunire al suo interno studiosi di varia provenienza teorica quali Gordon Allport, Rollo May, Fritz Pearls, George Kelly.

Rogers cessa di insegnare all’università del Wisconsin nel 1964, per continuare la sua attività di ricerca al Western Behavioural Science Institutedi La Jolla (California) dove applica il suo approccio all’insegnamento, al management, ai “gruppi di incontro”, alla comunicazione interculturale, alla filosofia della scienza. Ad ogni settore contribuisce con studi e pubblicazioni.

La rivoluzione silenziosa, secondo lui, deve emergere da un nuovo tipo di persona che ritrova il proprio potere. Ritiene che tale rivoluzione contenga il potenziale per cambiare “l’essenza stessa della psicoterapia, il matrimonio, l’educazione, l’amministrazione e la politica” (Rogers, 1977).

Fonda successivamente con alcuni colleghi, il Center for the Study of the Person (1969), che diventa centro di incontro da tutto il mondo e coordinamento delle varie esperienze sull’ “approccio centrato sulla persona”.

Presso il Centro Studi, insieme a Gay Leah Barfield, costituisce il Carl Rogers Institute for Peace(1984), per lo studio e la risoluzione dei conflitti. Facilita grazie a grandi gruppi d’incontro il dialogo tra cattolici e protestanti a Belfast, fra rappresentanti dell’Europa dell’Est e dell’Ovest, fra neri e bianchi in Sud Africa, fra capi di stato e diplomatici dell’America Centrale ed esponenti del governo degli Stati Uniti.

Questa importante iniziativa gli vale a gennaio 1987 la candidatura al premio Nobel per la pace.

Una manciata di giorni dopo, il 4 febbraio, muore a La Jolla.

Nella pubblicazione postuma di Raymond J Corsini, Danny Wedding e Judith W McMahon dal titolo Current Psychotherapies del 1989, è inserito un capitolo sulla terapia centrata sul cliente che Rogers scrive negli ultimi giorni della sua vita insieme all’ex allievo e collaboratore Nathaniel J. Raskin.

Il suo lavoro, oltre a dare un contributo determinante alla Psicologia Umanistica, è stato e continua ad essere fonte di ispirazione per diverse generazioni di terapisti.