#DIREZIONELIBERA

DA MARE A MARE – DA PERSONA A PERSONA

Da Colle Brianza al Conero, passando per Roma lungo la Via Francigena e la vetta del Gran Sasso d’Italia. Un viaggio itinerante in divenire, alimentato dalle persone incontrate e dalle loro storie ascoltate, lungo un percorso naturalmente lento, sudato e ad impatto zero.

Direzione Libera è un viaggio, che altri chiamerebbero ferie, a sostegno di due realtà non-profit splendidamente vivaci nel loro silenzio operaio: Rogersianamente, associazione culturale che promuove l’Approccio Centrato sulla Persona in Italia, e Simbio, Onlus ambientalista lecchese, attiva in Amazzonia e sul territorio con diverse campagne di sensibilizzazione ambientale.

Segui tutte le tappe del viaggio di Paolo su http://direzionelibera.altervista.org

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"Direzione Libera" è un nome che mi grilla nello stomaco da un po’. Rigiro nel paiolo di questa mezza idea ingredienti come ascolto, viaggio, persone, cazzeggio, cambiamento. Cazzeggio l’ho già detto? Tante idee che zampillano in attesa che la terra le assorba: vedremo poi se l’albero sarà da frutto o da legna per l'inverno. Comunque, com'era quella storia che, facendo ciò che si ama, non si lavorará mai nella vita? Partiamo dunque direttamente dalle ferie, che quest'anno ho pensato sensate, sostenibili e a sostegno. Direzione Libera muoverà quindi i primi passi (e le prime pedalate) lunedì, in un viaggio itinerante solitario lungo oltre 1200km, da Colle Brianza al Conero, passando per Roma lungo la Via Francigena e la vetta del Gran Sasso. Racconto on the road di un ri-abbraccio all'Italia alimentato dalle persone incontrate e dalle loro storie ascoltate, lungo un percorso naturalmente lento, sudato e ad impatto zero. Senza la pretesa d'essere un'impresa sportiva, bensì un incontro di persone, un ascolto di storie, una condivisione di valori. Direzione Libera sosterrà due realtà non-profit splendidamente vivaci nel loro silenzio operaio: @assrogersianamente, associazione culturale che promuove l’Approccio Centrato sulla Persona in Italia, e @simbio_onlus, associazione ambientalista attiva in Amazzonia e sul territorio con diverse campagne di sensibilizzazione ambientale. L'iniziativa è sostenuta da @patagoniamilano, social partner del viaggio, che supporta il progetto e le associazioni coinvolte. ✱ Se vi va potete conoscere le associazioni sostenute, seguire le tappe del percorso e, giorno dopo giorno, leggere i racconti di viaggio su www.direzionelibera.it. ▁▁▁▁▁▁ Direzione Libera ed il suo sudore sono dedicati ad un'amica in lotta. Certo che arriverai in vetta a questa lunga salita e ti godrai il vento della discesa.

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COMPLICI ALLA META

L’associazione Culturale “Rogersianamente – Rivoluzioni Silenziose” nasce nel 2018 per diffondere l’Approccio Centrato sulla Persona, promuovendo una positiva visione della natura umana, il benessere psicologico, relazionale e sociale.

L’obiettivo ultimo è quindi quello di far conoscere e applicare gli insegnamenti di Carl R. Rogers, “il rivoluzionario silenzioso” per eccellenza.L’Associazione promuove e realizza iniziative culturali e sociali per creare occasioni di incontro, esperienza e crescita personale. Essa ci permette, inoltre, di portare avanti il nostro impegno nel sociale grazie alla realizzazione di diversi progetti, alcuni già attivi sul territorio e altri che stiamo costruendo.

Per renderti partecipe delle nostre attività, con questo scritto ti presentiamo il Progetto “Complici alla meta”, nato dalla collaborazione con il Cernusco Rugby e altre società sportive e per il quale abbiamo vinto il bando sport 2019 di Cariplo e Regione Lombardia “Occasione per crescere insieme”.

Prima di tutto: perché un progetto nel mondo dello sport? Lo stato di salute – già nella definizione proposta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1948 – comporta “unostato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non semplicemente assenza di malattia o infermità”. Questa definizione chiarisce la connessione tra il benessere fisico e l’integrazione sociale e, quindi, evidenzia i rischi di un’ulteriore compromissione della salute connessi, ad esempio, alle situazioni di disabilità, di emarginazione sociale, digrave vulnerabilità socio-economica che possono minare la qualità di vita delle persone sotto il punto di vista delle possibilità di movimento, di divertimento, di protagonismo e di appartenenza a un gruppo, oltre che sotto altri aspetti legati a stili di vita salutari come sana alimentazione e assenza di dipendenze (fumo, alcool, altre sostanze psicotrope).Tali aspetti della qualità della vita possono essere supportati e “nutriti” da una pratica sportiva costante, che previene il disagio individuale e favorisce l’inclusione sociale.

La nostra parte di progetto si occupa di diffondere, attraverso percorsi informativi e formativi conoscenza, consapevolezza e aumento delle abilità sociali nelle relazioni in atto tra pari e,soprattutto, tra minori e adulti durante le pratiche sportive, in termini di aspettative vs frustrazioni, performance vs divertimento, correttezza del comportamento vs partecipazione emotiva.

Più in specifico e nel concreto andiamo a operare su due fronti:

1- Formazione allenatori: percorsi di formazione di gruppo attraverso per potenziare le abilità relazionali e comunicative di chi si interfaccia con soggetti in età evolutiva in un’ottica di prevenzione del disagio.

2- Percorsi individuali e di gruppo di counselling su soggetti e realtà sociali che già evidenziano situazioni problematiche non riconducibili a disagio psicopatologico.Ci chiederai.. perchè me lo state raccontando? Perchè ti stiamo spiegando cosa facciamo? Perché il progetto prevede una parte cospicua (il 40%) di cofinanziamento a carico della nostra associazione per cui donando ci sostieni concretamente nella sua realizzazione.

Quindi ..Ti chiediamo, per quanto ti sia possibile, di aiutarci a sostenere la nostra iniziativa che così diventi anche tua. Puoi dedicarci del tempo partecipando alle nostre iniziative oppure supportarla con una donazione.. dipende da te!

Come puoi fare ad aiutarci a trasformare e portare avanti nel tempo valori in azioni concrete?

CON TESSERAMENTO

o

CON DONAZIONE

Anche grazie al tuo sostegno sarà più facile che le iniziative proposte abbiano una concreta e positiva ricaduta sociale.

Siamo certi tu comprenda il valore sociale del progetto e ci aiuterai a portarlo avanti.

P.S.fai tesserare un amico.. così ci aiuti a diffondere le nostre iniziative!

Ecco i dati per supportare l’iniziativa

con un bonifico:

Banca: UBICliente Rogersianamente Rivoluzioni Silenziose

N° C.C.: 591 IBAN: IT90H0311101653000000000591 BIC: BLOPIT22

Causale: “complici alla meta”

Grazie!

Ass. Cul. Rogersianamente -Rivoluzioni Silenziose

ROGERS ED IL SUO CONTRIBUTO ALLA CRESCITA DELLA CIVILTA’

img rogersLeggendo Rogers penso spesso alla società in cui era inserito e la tipologia di cliente con cui aveva a che fare al tempo dei suoi studi.

Probabilmente stimolato anche dalla conoscenza di una cultura diversa nel suo viaggio in oriente, comprende che l’individuo sembra aver perso il contatto con il sé più autentico, per aderire a un modo di essere più legato a convenzioni e credenze ereditate o a fenomeni sociali; quali ad esempio il crescente consumismo.

Si rende conto che l’individuo non si esprime secondo la propria autenticità, poiché piegato di volta in volta a schemi precostituiti che solo nella parvenza sono panacea di benessere e felicità. A seguito dell’interazione con l’ambiente infatti, e in particolare nell’interazione con gli altri, si ri-organizza secondo uno schema adattativo. Reprimere la parte autentica è disumano, e Rogers insieme ai colleghi della emergente Psicologia Umanistica, comprende che è fondamentale ricentrare l’uomo su di sé. Ognuno da’ il proprio contributo per ricondurre l’uomo ad una vita piena e soddisfacente.

Gli anni ‘50 sono in generale anni di stabilità e prosperità per la classe media bianca americana. Tuttavia la crescita del consumismo non si estende a tutti, poiché molti americani continuano a vivere in povertà. Gli afro-americani ad esempio, che continuano a soffrire di discriminazioni sociali, economiche e politiche.

Un evidente segno di prosperità si concentra nei sobborghi dove vive un terzo della popolazione. I libri che ne descrivono gli abitanti, mostrano persone solo apparentemente felici, che pur di seguire un’ideale di perfezione dettato da rigide convenzioni sociali, paralizzano le loro coscienze e la possibilità di indagare sul proprio malessere. Prendendo ad esempio il libro Revolutionary Road (Richard Yates; Minimum Fax), ambientato nell’anno 1955, Richard Ford nella prefazione scrive:

“Tutti seguono percorsi tracciati da forze e da autorità distanti dalla loro idea personale di giustizia: le convenzioni; le abitudini; il disimpegno; il culto del denaro; l’evasione.” […]“Ognuno a suo modo è inabile a fare del bene, o incapace di quel legame umano che potrebbe intrecciare un tessuto di spirito collettivo abbastanza forte da trattenere i deboli in caso dovessero vacillare, o consolare i disperati quando emettono un’implorazione.”

L’autore racconta la gente del suo tempo. I suoi protagonisti sono vittime delle azioni dell’ambiente bigotto di un’America conservatrice e, seppur definiti da tutti “persone interessanti e intelligenti”, vivono la loro vita pensando che sarebbe successo qualcosa che li avrebbe resi liberi dalle convenzioni sociali. La protagonista ne è un esempio. Sentendosi incastrata in uno schema troppo rigido, pur di essere coerente con le proprie aspirazioni, si spinge a compiere un’azione che, suo malgrado, si rivela fatale. Gesto che pur anticipando la moderna morale, mostra gli spaventosi costi umani che portano con sé i grandi mutamenti della società. Si avverte tutta la fatica di chi è alla ricerca di coerenza ed equilibrio, tra i propri valori e il sistema di credenze e norme di comportamento della società cui appartiene.

Gli anni ’60 sono un periodo di grande fermento popolare e lotta per la conquista di diritti civili su diversi fronti: dalle lotte contro la segregazione razziale dei neri a quelle del movimento femminista per la parità dei diritti. Dalle lotte per la conquista di diritti sociali dei movimenti studenteschi, al movimento pacifista degli Hippie e la rivoluzione sessuale.

Tutte queste persone rivendicano, la necessità di essere riconosciuti e compresi nel proprio stato d’animo, nel proprio essere; la necessità di essere accettati e rispettati secondo un proprio bisogno e la necessità di vivere in coerenza con quello che sono con dignità.

Penso che le ricerche di Rogers abbiano trovato conferme e materiale utile in un periodo (a partire dagli anni ’50) dove l’individuo cerca di rompere gli schemi imposti e costrittivi del passato, percepiti ormai come non più funzionali. Una mentalità che si stava aprendo grazie anche ad un conquistato benessere economico che permetteva di accedere a più alti percorsi studi.

Il desiderio di affermazione e liberazione del singolo, trovava forza nella lotta collettiva, con maggiore speranza di conquista dell’obiettivo rispetto alla singola iniziativa. Capitava che all’inizio si muovessero senza una precisa organizzazione, ma era un organismo che “respirava” insieme, … e i numeri facevano la differenza. La maggior parte delle tesi sostenute negli anni ’60, oggi fanno parte della vita attuale, e nonostante sembri che al momento i giovani abbiano meno motivi per protestare, ciò non indica che un processo di cambiamento non sia comunque in atto.

Secondo Rogers un mondo migliore è dato dall’identificare, e possibilmente accrescere, il numero di individui che sono avviati a diventare persone “totali” e “complete” che, secondo un principio di relazione, sono coloro che tendono ad una conoscenza di sé, comprese le più intime esperienze e a una armonizzazione con esse, e coloro che percepiscono senza atteggiamenti difensivi, dati ed informazioni provenienti dall’ambiente esterno. Il suo metodo fonda le sue radici nella conoscenza della persona, e direziona il suo operato a favore di una piena consapevolezza delle proprie potenzialità, secondo un principio di valorizzazione della propria unicità. Il che apporta valore all’individuo anche come elemento di gruppo, poiché rispettare la diversità offre opportunità per ampliare la visuale oltre i propri limiti, e quindi crescere. Parliamo di stima degli individui per quello che sono, senza distinzioni di sesso, razza, status o ricchezze materiali.

Questo pone le basi per una società civile che promuova una coesistenza nel rispetto della diversità dei singoli, al fine di uno scambio utile di conoscenze che possano far progredire l’intera civiltà. Il suo lavoro continua grazie a tutti coloro che “sposano” la sua visione della vita secondo un principio di congruenza, favorendo una cultura capace di procedere verso la promozione del bene. Essi incarnano innanzitutto il principio di “sapere, saper essere, saper fare”, in tutti gli ambiti della propria vita.

di Marina Trionfi

IL POTERE DELL’ASCOLTO

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Confortare una persona in difficoltà, è tra le azioni più gratificanti. Nonostante il nobile intento tuttavia, può capitare al termine della conversazione, di provare un senso d’impotenza e frustrazione.
In genere accade quando ascoltando una narrazione impegnativa, si prova a consolare spingendo unicamente sul lato positivo; difronte a conversazioni difficili, la tendenza è quella di “indorare la pillola” e a persuadere di vedere “il bicchiere mezzo pieno”.

Che sia per istinto, per educazione ricevuta o desiderio di vedere l’altro tornare presto a sorridere, il nostro tentativo risente comunque di una personale interpretazione dei fatti.
Rogers fornisce alcune indicazioni che possono sostenerci nell’affrontare una situazione così delicata.
Benché durante la narrazione ci vengano forniti molti dettagli, purtroppo non è così immediato comprendere cosa sia realmente utile per alleviare il disagio di chi ci sta difronte, poiché ci mancano molti elementi che concorrono ad elaborare la sua completa esperienza e quindi il suo modo di percepire la realtà.

Pur non avendo sufficienti mezzi, assume grande valore tuttavia un atteggiamento genuino, che esprima semplicemente disponibilità all’ascolto e solidarietà; una buona connessione empatica, inoltre, contrasta la sua solitudine offrendo un prezioso luogo dove sentirsi accolto e compreso.
Qualsiasi consiglio, come suggerisce anche Thomas Gordon nelle “barriere della comunicazione”, seppur fornito in buona fede e con tutte le migliori intenzioni, può essere avvertito come “io conosco la soluzione e tu no”; pregiudizio che mostra una posizione di presunta superiorità, nonché una sottintesa mancanza di fiducia nelle capacità dell’altro.
Partendo dall’assunto che ognuno di noi ha già potenzialmente in sé la soluzione, un semplice ascolto, scevro da giudizi, può aiutare a portarla alla luce in virtù di uno spazio condiviso dove potersi raccontare.

La narrazione diventa così un valido strumento soprattutto per chi la fa, permettendo un iniziale dipanamento di quel groviglio di informazioni che intasano la mente e facilitandone una sua prima riorganizzazione; Un libero sfogo che diventa prezioso anche per la comprensione di molti sentimenti, che altrimenti sarebbero taciuti o rischiosamente sotterrati.
Riconoscere le emozioni dell’altro e comunicare di averle comprese senza giudicare, è una dinamica particolarmente costruttiva nei propri confronti. Volersi bene è imparare ad ascoltare e accettare con amore incondizionato tutte le emozioni che ci attraversano, senza rifiutarle o alimentarle.

Un buon esercizio di ascolto, parte innanzitutto da sé stessi.

[ Marina Trionfi]

LA RIVOLUZIONE DELL’ANGUILLA

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Riavvolgere la lenza, con benevolenza.

È un momento ben preciso quello in cui, sulle rive del suo fiume, il ragazzo decide di prendersi la testa ed i pensieri fra le mani, snocciolandoli con calma. Senza stringere troppo, spreme l’amaro ed il dolce dei suoi vissuti per assaporarli così come sono, senza giudizio. É un preciso istante quello che riempie di gusto quel momento fermo, mentre il fiume galoppa ed il tempo è un corridore senza alcun rivale, se non la consapevolezza di viverlo.

Come sassi piatti, i suoi pensieri si adagiano sul fondo di un tempo fermo e limpido per riavvolgere la pellicola della sua storia e proiettarla sul muro pulito di una nuova coscienza di sé. La riavvolge piano ed in silenzio, come la lenza al mulinello quando il pesce abbocca all’amo o quando il tempo si ribella decidendo, per una volta, di non scapparsene via come fa l’anguilla tra le mani.

Storie parallele di noia e rivoluzione.

L’acqua si calamita alla Luna come abboccata all’amo, quando questa la chiama nelle notti in cui è piena di sé. Così anche il ragazzo, nelle vuote sere d’estate, veniva attratto dall’acqua senza memoria del suo fiume. Un’acqua che scorre decisa, scortese e senza fronzoli e che della sua adolescenza ne ha catturato e riflesso i momenti più belli. È qui che, lenza e canna in mano, il tempo veniva imbrigliato nella rete a maglie strette di odori e sensazioni che entrarono nelle ossa di un adolescente sensibile come il cimino di una canna; agitato come il fiume dopo un temporale estivo.

Quindi i motorini si buttavano sulla riva e si accendeva un gran falò, perché nonostante l’estate il freddo era pungente e le zanzare così aggressive che avrebbero potuto rapirti. Mentre i dubbi di un amico che ancora non sapeva cosa farsene della propria vita facevano da contraltare a chi invece della sua aveva già la mappatura, il verme si dimenava sull’amo ed i campanelli sulle cime delle canne erano pronti come sentinelle a suonare l’allarme in caso di cattura. Arrivava quindi il tempo dell’attesa che si stringeva attorno al fuoco e si faceva denso di racconti e risate, di confessioni e aneddoti al limite della legalità tra ragazzi che del libro della propria storia erano solo alle prime battute.

E tra loro quel ragazzo: un vaso profondo colmo di terra fertile, senza semi e sogni; se non quello di sentire un campanello suonare, una canna piegarsi e correre nel buio per scoprire cosa il fiume gli avesse regalato quella notte.

In Viaggio verso e attraverso.

Il rituale sulla riva aveva un retrogusto magico: all’amo si infilzavano uno o due vermi che si dimenavano indemoniati e, lanciati al centro del fiume grazie ad un piombo piatto, si adagiavano sul fondo continuando la loro straziante danza, attraendo inconsapevolmente la regina della notte; quel pesce-serpente che nuota e si nasconde tra i canneti dei fiumi e nel mistero degli abissi caraibici. I vermi danzano, l’anguilla abbocca e tira con tutta la sua forza, la cima della canna si piega ed il campanello suona. L’attesa si fa così adrenalina: lo strattone giusto alla lenza ed ecco che inizia la lotta con quel pesce che più di tutti, con misterioso silenzio, ci insegna come ogni essere vivente tenda per natura ad una rivoluzione continua, ad un adattamento che è sostanza, ad un obiettivo che si fa viaggio e non solo punto di arrivo.

È la rivoluzione dell’anguilla che alberga nei fondali di ognuno di noi, siano essi colmi di acqua salata o dolce. Nasciamo dotati di cartina e barca a remi, sempre pronti a salpare per un viaggio rivoluzionario verso e attraverso l’attualizzazione di sé.

L’adolescenza dell’anguilla.

Tutto ha inizio ben lontano da una sponda d’un fiume, bensì nelle profondità del Mar dei Sargassi, nell’Atlantico nord occidentale, tra le Grandi Antille, le Azzorre e le Bermuda. È qui che nascono tutte le anguille pescate in Africa, America, Europa e le poche finite nei retini del ragazzo. Quelle che saranno poi chiamate Anguille, nella profondità di questo mare, prendono il nome di Leptocefali, larve primordiali dal corpo a forma di foglia di salice per via della forte pressione dovuta alla profondità in cui nascono. Durante le prime fasi dello sviluppo le dimensioni aumentano velocemente fino allo stadio di larva per poi diminuire ed assumere l’aspetto adulto. Sono passati solo alcuni mesi dalla schiusa delle uova ma il Leptocefalo sembra conoscere la sua strada. Inizia infatti a mutare e a svilupparsi, in un ambiente come quello del Mar dei Sargassi a lui favorevole, verso un viaggio spinto dalla Corrente del Golfo, che lo porterà a raggiungere le coste dell’Europa e dell’America sotto altra forma e nome.

Sulla riva il ragazzo stringe la testa tra le mani, guarda il fiume scorrere e con lui i pensieri di un’adolescenza vissuta nella profondità di un mare sempre troppo grande per comprenderlo, troppo buio e profondo per lasciarlo libero di farsi trasportare dalla sua corrente del Golfo.

Che ne sa il Leptocefalo, dall’oscurità del Mar dei Sargassi, che da pesce d’acqua salata diverrà d’acqua salmastra e poi dolce, per poi tornare, sotto altro nome ed aspetto, là dove tutto ha avuto inizio?

 

«Il babbo porta i baffi come i cowboi nei film western su Rete4. A differenza loro però non spara in aria urlando, seduto sulla sella d’un cavallo. È più simile ad un carovaniere, su d’età e di peso, che, immancabilmente, viene assalito e depredato della sua diligenza. Lavora nelle ferrovie da quando venne inventato il treno a vapore, credo. Non ho ben capito né come né chi lo faccia, ma si lamenta sempre di venire derubato del tempo, del lavoro, della vita che trotta senza biglietto di ritorno. Ed i treni ritardatari hanno fatto di quel macchinista un babbo in ritardo, un carovaniere derubato della sua mercanzia.

Forse le urla dei pendolari infuriati in cerca di rimborsi e spiegazioni, oppure il continuo fischio del treno in partenza. Non so bene cosa sia stato, sta di fatto che il mio babbo è sordo. Cioè non sordo come quelli che non sentono quello che gli dici, sordo come quelli che non vedono oltre il rumore delle parole. Ecco, con il babbo è un po’ così: le mie parole sono solo rumore a cui corrispondere altrettanto rumore per decidere, sbrigare, definire, fare. È un treno che trotta – totom-totom – senza fermarsi a guardare il paesaggio e conoscere le storie di chi trasporta, tra cui la mia.

La mamma non era così. A lei non serviva sentire quello che dicevo per capire cosa avessi. Sapeva leggermi attraverso il rumore dei miei silenzi, dei miei sguardi, del mio essere solo me stesso. Mi ascoltava pure quando dormivo e la mattina senza neppure che finissi di stropicciarmi gli occhi già sapeva cosa avessi sognato quella notte.

La mamma se l’è portata via il lago una bella mattina di maggio. Tra tempeste, onde e battelli anche lui faceva un gran parlare ma, evidentemente, nessuno sapeva ascoltarlo così bene come sapeva fare la mia mamma. Ora, seduta sul fondale, la vedo in silenzio assorbire tutto il trambusto di quest’acqua assetata di storie mai ascoltate.

Sono tornato su quella riva un pomeriggio, ho messo la testa sotto l’acqua e l’ho chiamato così forte, bevendo e mischiando l’acqua del lago con le mie lacrime, che tutti i pesci si sono zittiti dalla paura e forse è proprio da allora che sono muti come pesci. Peccato – ripensai in seguito – proprio ora che qualcuno avrebbe ascoltato le loro storie di lago così bene da renderle vere.

A me piace il mare. Ma non quello che sa di crema solare; il mare quello così profondo da non invidiare nulla al cielo. Il mare dei pappagalli parlanti e dei tesori nascosti, delle Americhe trovate per caso sfidando le maledizioni del mar dei Sargassi. A me piacciono i pirati e le avventure vissute aggrappato alla cima dell’albero maestro e alle reti della mia fantasia.

“Quattro pirati nel mar dei Sargassi
sopra una zattera fatta di assi
vanno remando, dicono loro,
alla ricerca di un grande tesoro”

Canto nel mare della mia vasca da bagno, mentre ordino al nostromo di spiegare le vele. Ed io sono il condottiero del bagno di casa, quando babbo non c’è. Perché quando arriva una nuvola nera alza il vento che mi costringe a chiudere le vele e rientrare in porto per salire su un treno lungo e noioso, interrotto dalle solite fermate già vissute. Glie l’ho detto al babbo una mattina che mi portava a scuola – Babbo, se ti va una volta ti ci porto sul mio vascello, devo solo dire al nostromo di far spazio nella stiva – ma forse non mi stava ascoltando, perché mi salutò accennando un “si” insipido, prima di lasciarmi sul molo della scuola e ripartire sul suo treno in ritardo.

Paolo Cagliani