ROGERS ED IL SUO CONTRIBUTO ALLA CRESCITA DELLA CIVILTA’

img rogersLeggendo Rogers penso spesso alla società in cui era inserito e la tipologia di cliente con cui aveva a che fare al tempo dei suoi studi.

Probabilmente stimolato anche dalla conoscenza di una cultura diversa nel suo viaggio in oriente, comprende che l’individuo sembra aver perso il contatto con il sé più autentico, per aderire a un modo di essere più legato a convenzioni e credenze ereditate o a fenomeni sociali; quali ad esempio il crescente consumismo.

Si rende conto che l’individuo non si esprime secondo la propria autenticità, poiché piegato di volta in volta a schemi precostituiti che solo nella parvenza sono panacea di benessere e felicità. A seguito dell’interazione con l’ambiente infatti, e in particolare nell’interazione con gli altri, si ri-organizza secondo uno schema adattativo. Reprimere la parte autentica è disumano, e Rogers insieme ai colleghi della emergente Psicologia Umanistica, comprende che è fondamentale ricentrare l’uomo su di sé. Ognuno da’ il proprio contributo per ricondurre l’uomo ad una vita piena e soddisfacente.

Gli anni ‘50 sono in generale anni di stabilità e prosperità per la classe media bianca americana. Tuttavia la crescita del consumismo non si estende a tutti, poiché molti americani continuano a vivere in povertà. Gli afro-americani ad esempio, che continuano a soffrire di discriminazioni sociali, economiche e politiche.

Un evidente segno di prosperità si concentra nei sobborghi dove vive un terzo della popolazione. I libri che ne descrivono gli abitanti, mostrano persone solo apparentemente felici, che pur di seguire un’ideale di perfezione dettato da rigide convenzioni sociali, paralizzano le loro coscienze e la possibilità di indagare sul proprio malessere. Prendendo ad esempio il libro Revolutionary Road (Richard Yates; Minimum Fax), ambientato nell’anno 1955, Richard Ford nella prefazione scrive:

“Tutti seguono percorsi tracciati da forze e da autorità distanti dalla loro idea personale di giustizia: le convenzioni; le abitudini; il disimpegno; il culto del denaro; l’evasione.” […]“Ognuno a suo modo è inabile a fare del bene, o incapace di quel legame umano che potrebbe intrecciare un tessuto di spirito collettivo abbastanza forte da trattenere i deboli in caso dovessero vacillare, o consolare i disperati quando emettono un’implorazione.”

L’autore racconta la gente del suo tempo. I suoi protagonisti sono vittime delle azioni dell’ambiente bigotto di un’America conservatrice e, seppur definiti da tutti “persone interessanti e intelligenti”, vivono la loro vita pensando che sarebbe successo qualcosa che li avrebbe resi liberi dalle convenzioni sociali. La protagonista ne è un esempio. Sentendosi incastrata in uno schema troppo rigido, pur di essere coerente con le proprie aspirazioni, si spinge a compiere un’azione che, suo malgrado, si rivela fatale. Gesto che pur anticipando la moderna morale, mostra gli spaventosi costi umani che portano con sé i grandi mutamenti della società. Si avverte tutta la fatica di chi è alla ricerca di coerenza ed equilibrio, tra i propri valori e il sistema di credenze e norme di comportamento della società cui appartiene.

Gli anni ’60 sono un periodo di grande fermento popolare e lotta per la conquista di diritti civili su diversi fronti: dalle lotte contro la segregazione razziale dei neri a quelle del movimento femminista per la parità dei diritti. Dalle lotte per la conquista di diritti sociali dei movimenti studenteschi, al movimento pacifista degli Hippie e la rivoluzione sessuale.

Tutte queste persone rivendicano, la necessità di essere riconosciuti e compresi nel proprio stato d’animo, nel proprio essere; la necessità di essere accettati e rispettati secondo un proprio bisogno e la necessità di vivere in coerenza con quello che sono con dignità.

Penso che le ricerche di Rogers abbiano trovato conferme e materiale utile in un periodo (a partire dagli anni ’50) dove l’individuo cerca di rompere gli schemi imposti e costrittivi del passato, percepiti ormai come non più funzionali. Una mentalità che si stava aprendo grazie anche ad un conquistato benessere economico che permetteva di accedere a più alti percorsi studi.

Il desiderio di affermazione e liberazione del singolo, trovava forza nella lotta collettiva, con maggiore speranza di conquista dell’obiettivo rispetto alla singola iniziativa. Capitava che all’inizio si muovessero senza una precisa organizzazione, ma era un organismo che “respirava” insieme, … e i numeri facevano la differenza. La maggior parte delle tesi sostenute negli anni ’60, oggi fanno parte della vita attuale, e nonostante sembri che al momento i giovani abbiano meno motivi per protestare, ciò non indica che un processo di cambiamento non sia comunque in atto.

Secondo Rogers un mondo migliore è dato dall’identificare, e possibilmente accrescere, il numero di individui che sono avviati a diventare persone “totali” e “complete” che, secondo un principio di relazione, sono coloro che tendono ad una conoscenza di sé, comprese le più intime esperienze e a una armonizzazione con esse, e coloro che percepiscono senza atteggiamenti difensivi, dati ed informazioni provenienti dall’ambiente esterno. Il suo metodo fonda le sue radici nella conoscenza della persona, e direziona il suo operato a favore di una piena consapevolezza delle proprie potenzialità, secondo un principio di valorizzazione della propria unicità. Il che apporta valore all’individuo anche come elemento di gruppo, poiché rispettare la diversità offre opportunità per ampliare la visuale oltre i propri limiti, e quindi crescere. Parliamo di stima degli individui per quello che sono, senza distinzioni di sesso, razza, status o ricchezze materiali.

Questo pone le basi per una società civile che promuova una coesistenza nel rispetto della diversità dei singoli, al fine di uno scambio utile di conoscenze che possano far progredire l’intera civiltà. Il suo lavoro continua grazie a tutti coloro che “sposano” la sua visione della vita secondo un principio di congruenza, favorendo una cultura capace di procedere verso la promozione del bene. Essi incarnano innanzitutto il principio di “sapere, saper essere, saper fare”, in tutti gli ambiti della propria vita.

di Marina Trionfi

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