Perfetti, perfettibili o essere ciò che si è?

Capita di seguire, talvolta inconsciamente, un “modello di perfezione”.
È costituito dall’immagine ideale che l’individuo aspira a raggiungere secondo aspettative rispetto a sé stessi e agli altri, precetti, regole morali cui far riferimento, criteri etici, idea di “persona ideale”, etc.…
Assorbite secondo istruzioni esterne a noi, indicano cosa è importante e come raggiungere uno stato di ineccepibilità.
Processi graduali di consapevolezza, tuttavia, possono mettere in discussione ciò che fino a poco prima sosteneva le proprie certezze. Un fluire lento di segnali apparentemente impercettibili o volutamente ignorati, portano ad intuizioni di propri sentimenti, emozioni e moventi del proprio comportamento.
Abilità relazionali, professionali, affettive o amorose, sembrano lasciare posto a uno stato di smarrimento e vuoto, come se al nostro interno si creasse una distanza, se non un conflitto, tra ciò che ci sembra essere e ciò che realmente siamo.
Approfondire cosa si sia inteso per “modello di perfezione” e rispetto a cosa, può offrire ottime opportunità di reale benessere quando tende a comprendere se, puntando a un determinato obiettivo, si è stati coerenti con i più profondi sentimenti e bisogni o si sono sacrificate parti genuine per inseguire traguardi imposti dall’esterno; un caro prezzo da pagare per essere riconosciuti, accettati e conquistare un alto indice di gradimento.
Il momento di crisi è un atto di ribellione verso l’adesione a un modello che, pur assicurando approvazione, non ci rispecchia nel profondo. L’identificazione con la parte “costruita”, obbliga a uno sforzo continuo per recitare una parte che soffoca naturalezza e spontaneità. Nelle relazioni può portare a disorientare chi ci ascolta, rischiando nel tempo uno stato di solitudine.
A difesa, si attivano spinte interiori che richiamano alla coerenza. Percepite all’inizio come “scomode”, si rivelano nel tempo sfide portatrici di benessere poiché corrispondenti a ciò che realmente siamo.
Ognuno ha la possibilità di raggiungere la propria “perfezione”, secondo quella che Rogers definisce “Tendenza attualizzante”, semplicemente rispondendo a un personale modello connesso a un proprio sentire, propri bisogni, intuito ed esperienze. La maggior coerenza con la nostra parte autentica neutralizza l’ansia da prestazione continua e permette di migliorare i rapporti interpersonali poiché ci esponiamo in modo rilassato e sincero. Una sfida che aiuta a riappropriarsi delle proprie risorse interne e della propria sicurezza, al fine di una realizzazione di sé grazie alla propria unicità.
Ciascuno è unico riferimento di se stesso per i risultati raggiunti e ogni esperienza di vita, a prescindere dall’esito, è parte integrante del personale processo di crescita e perfettibilità.

Marina Trionfi

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